Vincenzo Bruglia

La guerra italo-turca (nota anche come guerra di Libia o campagna di Libia) fu combattuta tra il  Regno d’Italia e l’Impero Ottomano per il possesso delle regioni libiche della Tripolitania e Cirenaica tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912.

In seguito allo sbarco italiano la guarnigione turca di Tripoli si ritirò nei campi di Azizia e di Suarei Ben Adem, dove radunò un numero imprecisato di mehalla (milizie regionali irregolari) per più di 10000 uomini.

Il giorno 23 ottobre 1911, non visti dalla ricognizione italiana, che proprio in quell'occasione iniziò ad usare aeroplani, gli arabo-turchi impegnarono il perimetro difensivo italiano di Tripoli, dal lato ovest e nella zona centrale con attacchi diversivi, respinti con il concorso del tiro delle artiglierie navali. In quel momento il perimetro difensivo della città (circa 13 km di sviluppo) era tenuto da circa 8500 uomini e tre batterie di artiglieria. Le posizioni dei bersaglieri erano quelle peggio organizzate, in quanto attraversavano la Menscia, quartiere dell'oasi di Tripoli densamente abitato e quindi non potevano essere supportate da artiglieria (per mancanza di campo di tiro) e non erano state approntate a difesa per evitare di danneggiare le proprietà degli abitanti. Lo schieramento dei bersaglieri vedeva il 33º battaglione schierato senza riserva e l'attacco principale fu rivolto proprio contro i bersaglieri, investendo di prima mattina il  Forte Messri, prontamente rinforzata e riuscendo a respingere gli assalitori.

  La situazione più critica si verificò nel settore del 27º battaglione, posizionato attorno a Sciara el Sciatt schierata fino al mare. Investito anche esso da violenti attacchi, il battaglione non poteva contare su alcuna riserva o rinforzo immediato e si trovò presto in gravi difficoltà, aggravate dal progressivo aumentare degli attacchi alle spalle del proprio schieramento portati dalla popolazione locale. Le 4ª compagnia fu costretta a ripiegare sul cimitero di Rebab, dove si asserragliò a difesa, venendo quasi annientata. La 5ª compagnia riuscì inizialmente a tenere, ma verso le 13.00 dovette anche essa ripiegare prima su Amedia, poi fino a Tripoli stressa, costantemente incalzata dagli attaccanti e sotto il fuoco della popolazione locale che sparava da ogni casa, riportando anche essa perdite gravissime. La situazione si stabilizzò solo verso le 17.00, con l'afflusso di un battaglione dell'82° fanteria e di due battaglioni di marinai, supportati da una batteria da sbarco da 75 mm.

Sciara el Sciatt fu rioccupata solo al tramonto dai fanti dell'82º reggimento  supportati dai resti della 4ª e 5ª compagnia bersaglieri (ridotte a solo 57 superstiti inquadrati in due plotoni), dopo un combattimento casa per casa.

La battaglia del 23 ottobre a Sciara el Sciatt fu per gli italiani il fatto d'arme più sanguinoso di tutta la campagna, con 378 morti (di cui 8 ufficiali) e 125 feriti.

 

 

 

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